
Perché una fotografia può raccontare una storia
Come nasce una fotografia? Può davvero una fotografia raccontare una storia?
Ogni fotografia nasce da tante scelte fatte prima di premere il pulsante, come ad esempio
- Cosa includere nell’inquadratura e cosa lasciare fuori?
- Qual è il punto di vista migliore per osservare la scena?
- E in funzione di questo punto di vista come utilizzare la luce che è presente?
- Qual è il momento migliore per scegliere di scattare?
Attraverso queste decisioni un’immagine può trasformarsi nel racconto di una storia.
Una fotografia è in grado di descrivere un luogo, conservare un ricordo, documentare un evento e trasmettere un’emozione: può svolgere una sola di queste funzioni oppure diverse contemporaneamente. Può raccontare una persona, una relazione, un’attività o un momento storico senza parlare, senza usare le parole.
Pensiamo a un servizio fotografico di matrimonio, alla copertura di un evento, alle immagini di un’azienda o al racconto di un fatto di cronaca: le immagini hanno finalità molto diverse tra loro, ma in tutti questi casi ciò che vediamo dipende anche dallo sguardo e dalle scelte di chi fotografa.
Per questo una fotografia ben realizzata dipende da tanti fattori e non soltanto dalla fotocamera utilizzata o dalla correttezza tecnica dello scatto. Composizione, prospettiva, luce e colore contribuiscono a guidare lo sguardo di chi osserva e a dare un significato all’immagine.
Fotografare è raccontare attraverso le immagini proprio perché il fotografo non si limita a mostrare ciò che ha davanti: sceglie come mostrarlo.
Vediamo allora alcuni degli elementi che permettono di costruire consapevolmente questo racconto visivo.
Fotografare è raccontare…attraverso la composizione
La composizione è il modo in cui ognuno di noi sceglie di organizzare gli elementi all’interno di una fotografia. Si parte decidendo cosa includere nell’inquadratura, dove collocare il soggetto e quale spazio lasciare a tutti gli altri elementi della scena.
Questo significa già indirizzare il modo in cui quell’immagine verrà osservata e interpretata.
Proprio per questo fotografare è raccontare anche attraverso la composizione.
Uno degli esempi più conosciuti e applicati è chiamato regola dei terzi.
Immagina di dividere l’inquadratura attraverso due linee orizzontali e due verticali: ottieni nove aree. Inserire un soggetto lungo queste linee o vicino ai loro punti di intersezione aiuta a creare equilibrio e guida lo sguardo verso gli elementi che consideriamo più importanti.
Non è però una regola da applicare necessariamente a ogni fotografia ma uno dei tanti strumenti da utilizzare per costruire un’immagine e decidere quale importanza attribuire ai diversi elementi presenti nella scena.
Anche linee, forme, ripetizioni e dettagli contribuiscono alla composizione. Possono guidare lo sguardo, creare ritmo oppure mettere in relazione elementi diversi presenti nell’immagine.
Fotografare è raccontare… attraverso il punto di vista e la prospettiva
Un altro elemento importante nella costruzione di una fotografia è il punto di vista!
Il punto di vista è personale e soggettivo, viene influenzato da molti fattori, come ad esempio:
- dal nostro vissuto
- dalle esperienze che abbiamo fatto
- dai libri che abbiamo letto
- dai film che abbiamo visto
- dalle nostre idee e dai nostri gusti
Tutto questo contribuisce al modo in cui osserviamo una scena e decidiamo cosa sia importante al suo interno e, di conseguenza, cosa invece possa avere un ruolo secondario.
In fotografia, però, il punto di vista diventa anche qualcosa di molto concreto capace di influenzare ogni scatto che realizziamo: la posizione dalla quale scegliamo di osservare e fotografare una scena. Cambiarla modifica profondamente la percezione, di conseguenza cambia quello che stiamo raccontando e come lo facciamo!
Fotografare un soggetto dal basso, per esempio, può aumentarne visivamente l’importanza e trasmettere una sensazione di forza, imponenza o grandezza.
Al contrario, osservare la stessa scena dall’alto può offrire una visione più ampia dell’ambiente e modificare il rapporto tra il soggetto e ciò che lo circonda.
Ma non esistono formule valide in ogni situazione. Anche pochi passi avanti, indietro o lateralmente possono cambiare le proporzioni, le relazioni tra gli elementi e il significato dell’immagine.
Per questo scegliere da dove fotografare è importante quanto decidere cosa fotografare.
Il punto di vista non serve soltanto a rendere una fotografia più originale: è uno degli strumenti attraverso i quali il fotografo interpreta una scena e decide come mostrarla a chi osserverà l’immagine.
Fotografare è raccontare… attraverso la luce
La luce non serve soltanto a rendere visibile ciò che fotografiamo, anzi: è uno degli elementi che maggiormente contribuiscono a definire l’atmosfera di un’immagine e il modo in cui una scena viene percepita.
Direzione, intensità e qualità della luce riescono a mettere in evidenza un soggetto, a nascondere o rivelare dei dettagli, permettono di creare profondità e guidano lo sguardo verso quello che vogliamo raccontare.
Una luce morbida e diffusa produce passaggi più graduali tra le zone illuminate e quelle in ombra: questo contribuisce a creare un’atmosfera delicata e tenue. Pensiamo, per esempio, alla luce naturale del mattino o a quella del tramonto: in determinate condizioni presentano delle tonalità più calde e permettono di avvolgere il soggetto o la scena.
Una luce diretta e dura produce invece ombre più nette e un contrasto maggiore. Spesso si sente dire che sia una luce da evitare: a mio avviso non è necessariamente così, anzi può diventare una scelta espressiva e contribuire a dare forza, tensione o drammaticità a una fotografia.
Non esiste quindi una luce giusta per ogni situazione. Esiste la luce che troviamo, quella che possiamo eventualmente modificare e soprattutto il modo in cui scegliamo di utilizzarla in funzione di ciò che vogliamo raccontare.
In questo servizio fotografico post matrimonio in Val d’Orcia ho lavorato, nella stessa giornata, con condizioni di luce molto diverse: dalla luce più intensa e contrastata delle ore precedenti fino a quella più morbida e calda del tramonto.
È necessario quindi adattarci e costruire l’immagine in funzione della luce che abbiamo a disposizione
Imparare a fotografare significa anche imparare a osservare la luce: capire da dove arriva, come cade sui soggetti e quale effetto produce sulla scena prima ancora di premere il pulsante di scatto.
Fotografare è raccontare… attraverso lo sviluppo digitale
Il racconto fotografico non termina al momento dello scatto: lo sviluppo digitale contribuisce al modo in cui un’immagine verrà percepita e aiuta il fotografo a rendere più evidente ciò che aveva immaginato al momento della ripresa.
Esposizione, contrasto, colore, bilanciamento del bianco, luci e ombre sono alcuni degli elementi sui quali possiamo intervenire. Non si tratta semplicemente di “rendere più bella” una fotografia, ma di utilizzare questi strumenti in modo coerente con il messaggio che vogliamo comunicare e con le scelte che abbiamo già fatto in fase di scatto.
Un’immagine più luminosa e dai contrasti delicati può restituire una sensazione molto diversa dalla stessa fotografia lavorata con ombre profonde, maggiore contrasto o tonalità differenti. Anche in questo caso le nostre scelte influenzano quindi il modo in cui chi osserva leggerà l’immagine.
La post-produzione, tuttavia, non dovrebbe sostituire ciò che non abbiamo osservato o costruito durante lo scatto.
La composizione della scena, la luce, il momento “giusto” assieme al punto di vista rimangono alla base di ogni fotografia: lo sviluppo digitale permette di interpretare e valorizzare al meglio ciò che abbiamo già fotografato, mantenendo coerenza con l’intenzione iniziale.
Esistono però situazioni nelle quali, durante lo scatto, siamo costretti ad accettare dei compromessi. Una luce scarsa oppure una scena con forti differenze tra zone illuminate e zone in ombra, sorgenti luminose con colori molto diversi etc…possono richiedere scelte nette in fase di ripresa su cosa privilegiare. In questi casi lo sviluppo digitale permette di intervenire localmente su alcune parti dell’immagine o più generalmente sull’intera immagine, cercando di valorizzare ciò che abbiamo inquadrato e fotografato.
Durante un corso di formazione promosso da ANFM, associazione professionale di fotografi di matrimonio di cui faccio parte, ricordo un concetto che mi è rimasto particolarmente impresso. Lo riporto a memoria:
- una buona post-produzione può valorizzare anche un lavoro medio
- una cattiva post-produzione può compromettere un ottimo lavoro
È un principio nel quale mi riconosco: la post-produzione può aiutarci a gestire e valorizzare anche i compromessi che abbiamo dovuto accettare durante lo scatto, ma se utilizzata senza attenzione può invece accentuarli o introdurre nuovi problemi.
Il confronto tra l’immagine prima e dopo lo sviluppo permette di vedere concretamente quanto queste scelte possano modificare la percezione della fotografia.
Il potere emotivo e sociale di una immagine
Finora abbiamo parlato di composizione, di punto di vista, luce e anche dell’ultima fase di un’immagine prima dell’eventuale stampa, ovvero dello sviluppo digitale.
Questi sono tutti elementi che contribuiscono a costruire e a interpretare una fotografia.
Però…il valore di un’immagine non si esaurisce nella sua realizzazione tecnica né tantomeno di quella estetica!
Attraverso la fotografia possiamo conservare il ricordo di una persona, documentare un evento, raccontare un fatto di cronaca oppure lasciare una testimonianza di ciò che sta accadendo intorno a noi. Una fotografia può quindi avere un valore strettamente personale, legato alla memoria di poche persone o solamente nostra, ma può anche assumere un significato più ampio e diventare parte della memoria collettiva.
Pensiamo alle immagini che raccontano un avvenimento storico, una guerra, una manifestazione, un cambiamento sociale, una crisi ambientale o semplicemente la vita quotidiana in un luogo e in un determinato periodo. Quelle fotografie non mostrano soltanto quello che è accaduto, permettono di osservare persone, condizioni e realtà che potremmo non avere mai conosciuto direttamente e delle quali magari abbiamo soltanto sentito parlare o visto qualche immagine attraverso i media.
In questo senso la fotografia può contribuire anche alla conoscenza e alla consapevolezza. Un’immagine può richiamare l’attenzione su un problema, portare a domande, generare empatia o farci indignare e portarci a osservare una realtà da un punto di vista diverso dal nostro.
Le fotografie hanno inoltre una caratteristica particolare: riescono spesso a comunicare qualcosa ancora prima di iniziare la lettura di un testo che le accompagna. Questo non significa che un’immagine possa sempre essere compresa senza conoscere il contesto in cui è stata realizzata, ma dimostra quanto il linguaggio visivo possa essere immediato e potente.
Fotografare significa quindi anche conservare e trasmettere una testimonianza: a volte intima e personale, altre volte capace di entrare nel racconto di una società e del tempo in cui viviamo.
L’impatto emotivo delle immagini
Se una fotografia può documentare ciò che accade, può allo stesso tempo farci provare qualcosa. Un’espressione, uno sguardo, un gesto, il rapporto tra due persone oppure ciò che sta accadendo intorno a loro possono trasformare una fotografia in qualcosa che va oltre la semplice descrizione della scena.
Proprio per questo motivo la stessa immagine può avere un impatto differente su persone diverse: ciò che vediamo entra in relazione con i nostri ricordi, le nostre esperienze e la nostra sensibilità.
Nel mio lavoro questo aspetto è particolarmente evidente quando fotografo persone.
Racconto matrimoni, coppie, famiglie ed eventi e cerco soprattutto quei momenti in cui i gesti, le relazioni e le emozioni accadono realmente e suscitano qualcosa anche in me. Una fotografia può diventare importante non soltanto perché è tecnicamente ben realizzata, ma perché anni dopo riesce a riportare alla memoria una persona, un’espressione o ciò che si stava provando in quel preciso momento.
Chi era presente riconoscerà in quell’immagine una parte della propria storia. Chi invece non ha vissuto direttamente quel momento potrà comunque percepirne qualcosa attraverso ciò che il fotografo ha scelto di mostrare.
È questa capacità di unire racconto, testimonianza ed emozione a rendere la fotografia un linguaggio così potente.
Quando questa capacità narrativa si sposta dalla storia personale alla documentazione di eventi che riguardano intere comunità o realtà lontane da noi e magari sconosciute, alcune immagini possono diventare vere testimonianze del tempo in cui viviamo.
Il World Press Photo: la narrazione visiva e sociale del contemporaneo
Un esempio particolarmente significativo di come la fotografia possa diventare racconto e testimonianza del proprio tempo è il World Press Photo.
Attraverso il fotogiornalismo e la fotografia documentaria vengono raccontati avvenimenti, persone e realtà molto diverse tra loro: conflitti e crisi umanitarie, cambiamenti sociali e ambientali, ma anche episodi di vita quotidiana, di cultura, come anche di relazioni e storie personali.
Le fotografie del World Press Photo non si limitano a mostrarci ciò che è accaduto: attraverso le scelte del fotografo costruiscono un racconto visivo capace di documentare e interpretare una realtà:
- il momento
- il punto di vista
- la composizione
- la luce
- quello che viene incluso o escluso dall’inquadratura
È interessante ritrovare applicati al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria molti degli elementi dei quali abbiamo scritto finora: tecnica e linguaggio fotografico diventano strumenti attraverso i quali riesce a prendere forma una storia.
Alcune immagini riescono così a diventare testimonianze del proprio tempo: possono far conoscere realtà lontane dalla nostra esperienza, conservare la memoria di ciò che è avvenuto, suscitare emozioni e domande e contribuire alla riflessione su avvenimenti che riguardano la società nella quale viviamo.
A mio avviso si tratta di uno degli esempi più evidenti di ciò che significa fotografare per raccontare: utilizzare un’immagine non soltanto per mostrare qualcosa, ma per permettere a chi la osserva di conoscere, comprendere e ricordare una storia.

Ti invito a raccontare attraverso le immagini
Composizione, punto di vista, luce e sviluppo digitale sono tutti strumenti importanti, ma acquistano realmente significato quando iniziamo a utilizzarli con un’intenzione e una consapevolezza: cosa vogliamo raccontare attraverso questa fotografia?
Non credo esista un unico modo corretto di farlo. O almeno, questa è la mia idea.
Come abbiamo visto parlando del punto di vista, ognuno osserva ciò che ha davanti attraverso il proprio vissuto, le proprie esperienze, la propria cultura visiva e la propria sensibilità. È anche questo che rende personale il modo di fotografare.
Nel mio lavoro cerco soprattutto di osservare quello che accade e di raccontarlo attraverso immagini naturali, prestando attenzione alle persone, alle relazioni, ai gesti e a quei momenti reali che spesso durano soltanto pochi istanti. È un approccio che accompagna il mio lavoro di fotografo professionista a Firenze e in Toscana, dai matrimoni alle famiglie, dalle coppie agli eventi.
Raccontare attraverso la fotografia però non riguarda soltanto il lavoro professionale.
Possiamo farlo ogni volta che prendiamo in mano una macchina fotografica oppure decidiamo di fare fotografia con lo smartphone: durante un viaggio, osservando la nostra città, fotografando le persone che fanno parte della nostra vita o semplicemente cercando di rappresentare qualcosa che ha attirato la nostra attenzione.
La tecnica ci permette di controllare lo strumento, mentre imparare a osservare ci aiuta a capire perché vogliamo realizzare quella fotografia.
È anche uno degli aspetti sui quali lavoro nei miei corsi di fotografia a Firenze: non soltanto imparare a utilizzare la fotocamera, ma sviluppare maggiore consapevolezza nel guardare, scegliere e costruire un’immagine.
Perché una fotografia ben realizzata non nasce soltanto da impostazioni corrette, ma nasce da ciò che abbiamo visto, che abbiamo scelto di mostrare e dal modo in cui abbiamo deciso di raccontarlo.

Vuoi allenare il tuo sguardo fotografico?
Nei miei corsi di fotografia a Firenze lavoriamo su tecnica, composizione e consapevolezza, con un percorso adatto alla tua esperienza.
























































